SELVADOLCE, OVVERO DI TERRA, TEMPO E RISPETTO. E DI UN ASTEMIO.

Sito Appunti di gola
di Fabio D Uffizi
No, grazie. Prego? Non bevi?? No, grazie. Sono astemio, ho imparato solo ad assaggiare … 
Non sono le parole di una delle millemila povere anime che non godono delle gioie criptiche che il dio Bacco ci riserva, né tantomeno sono sillabe pronunciate da un gym addicted stile californiano che si nutre solo di radici proteiche e Diet Coke. No, sono le parole calme pronunciate da Aris Blancardi dentro la sua cantina, tra le botticelle nuove che riposano in quello che una volta era un rifugio refrigerato per i fiori da vendere nei mercati importanti, petali e steli dove ora dormono piccole barrique. Questo si chiama romanticismo.

Selvadolce è un’azienda che produce vino (e olio), inseguendo le non regole biodinamiche: lascia fare alla terra. E allora, appollaiato su quelle terrazze vitate che dominano Bordighera, dove le colonne di ponente sembrano sorreggere da sole tutte le fatiche di questo mondo indebolito, ti lascerai condurre dalla lucida follia amorosa di Aris, dalle sue certezze incrollabili, dalla sua voglia di spiegare, più che raccontare. Così scoprirai che ha deciso di ripopolare il vecchio appezzamento nell’entroterra, appena sopra il Principato di Seborga, e che per farlo ha deciso che no, il cemento e i bastimenti cingolati non avrebbero avuto ragione in quel progetto, ma che solo i terrazzamenti a secco, i muretti, fatti a mano da un giovane artigiano autoctono, avrebbero dato un senso compiuto all’idea di reimpianto, di riutilizzo nel rispetto, di memoria. Così, capirai che Aris ha pazienza e coraggio, pregi rari, difficili da far convivere.

Poi scoprirai i suoi vini, così irriverenti, complicati, masticabili, buonissimi. Vedrai come il legno diventa parte del vino, come placenta, polmone e intestino, sentirai un pigato, il Rucantù, favoleggiare di mimose e salvia, di frutta e sabbia. E poi il VB1, che ghiaia e sassi siano fratelli, dentro un bicchiere di Vermentino che palpita vita scontrosa, gli angoli si fanno acuti e si richiudono in frutti succosi, e ti meraviglierai della lunghezza infinita, ed ogni volta diversa. Ci sarebbe anche il Rossese ma, assaggiato solo dalla botticina appena battonata, sembrerà prometterti parole chiare: diffida degli astemi, ma non dimenticare di fare qualche eccezione ….

Credits: Edo Craviari per la scoperta e la Riviera di Ponente per il tramonto